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LA VERGINE DECLINANTE
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A Vui, Mona, quasi sirocchia
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«la sua pelle aveva l'ineffabile trasparenza
della corolla che domani sarà appassita...»
Gabriele D'Annunzio
(Le Vergini delle Roccie)
«Mai le sue viscere porteranno il peso difformante
Mai l'onda del latte forzerà il puro contorno del suo seno»
Lo stesso
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Giardino chiuso, Fontana suggellata,
Poi che attingi ora mai verso quell'ora
Già greve d'anni e pur giovine ancora
Ergi la bella fronte imacolata,
E la tua forma ancor non è mutata
E la capellatura hai densa ancora,
Tu la bellezza giovenile ognora
Meravigliosamente hai conservata.
Ma all'apice − oramai − la tua bellezza −
Sorella − è giunta ed in van tu brami
Una superna e piú fulgente altezza,
Ché, Sorella, opulente un senso spandi
D'abondanza, quale d'autunno i rami
Troppo grevi di frutti troppo grandi.
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O beata solitudo
O sola beatitudo
San Francesco d'Assisi
Ma se sarai solo, sarai tutto tuo
Leonardo da Vinci
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Ma ti attristi, Sorella, e nel mio canto
Ritrovi il segno dell'affanno usato?
Io conosco il tuo affanno, ò penetrato
La mestizia del tuo animo affranto.
Io conosco il tuo affanno, ò penetrato
La mestizia del tuo animo affranto:
Tu piangi sul presente e sul passato
E non giunge lo Sposo atteso intanto.
«E il tempo passa e non s'arresta un'ora»
Disse Messer Francesco e la Dolente
Pensa che sua bellezza involve e sfiora.
Ed io lo strazio dei tuoi sogni vani
Intesi e il grido del sangue eloquente
Entro le vene di tue belle mani.
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